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Apple abbandona Google Maps per passare all’open source

Di il 8 marzo 2012

Quando i rapporti si complicano non c’è partnership che regga. Nell’era degli smartphone e della lotta tra Android di Google e iOS di Apple, era inevitabile che passo dopo passo le due aziende si allontanassero l’una dall’altra. Almeno così sembra dalla comparsa di un nuovo servizio di mappe open source in alcune sezioni della nuova app iPhoto, volta a sostituire il tradizionale sistema di mappatura di Google. Sarà questo il futuro di iOS?

Sin dal 2009, da quando Apple comprò PlaceBase, una società dedita al mapping e al rilevamento dei territori, sono iniziati a comparire in maniera periodica rumors e indiscrezioni circa il futuro arrivo di un nuovo servizio destinato a sostituire Google Maps, ora presente nell’apposita applicazione Mappe di iOS. Le speranze si riaccesero al nuovo acquisto da parte di Cupertino dell’azienda C3 Techologies, specializzata in mappe 3D. Oggi finalmente sembra essere avvenuto il primo passo in avanti di questo “cambiamento”.

All’interno di iPhoto per iOS (sia iPad che iPhone) coesistono Google Maps e il nuovo e “misterioso” servizio di mappe interattive: il primo è presente nella sezione “Luoghi”, proprio come eravamo abituati a vedere nella controparte desktop; andando invece nella sezione “Fotodiari” (in inglese “Journal”) e nelle Info della geolocalizzazione troviamo un sistema di mapping dall’interfaccia completamente diversa. Di cosa si tratta?

iPhoto (AppStore Link) iPhoto
Sviluppatore: iTunes S.a.r.l.

Voto: 4+
Prezzo: 4,49 € SCARICA da AppStore

Il primo indizio è arrivato da un lettore di TNW che è riuscito a individuare il server a cui faceva riferimento l’insolito servizio di mappatura: “gsp2.apple.com”, a prima vista sembrerebbe quindi trattarsi di un servizio Made in Cupertino. L’ipotesi è stata poi sostenuta dalle dichiarazioni di Microsoft che negavano qualsiasi concessione del servizio mappe di Bing al team di Apple, così come dalle (apparenti) differenze estetiche con le mappe standard dal servizio OpenStreetMap.

La verità è infine venuta alla luce! È lo stesso John Gruber dal suo Daring Fireball, dopo aver riportato la prima risposta ricevuta da Apple che indicava le nuove mappe legate ancora al servizio Maps di Google, a rettificare il tiro rivelando nuove interessanti indiscrezioni: le nuove mappe che compaiono nei Fotodiari e nelle slideshow non usano Google Maps, e sono “roba di Apple“!

Eppure non è proprio così. A regalarci un quadro completo ed esaustivo della vicenda è stato Jonathan Bennett, uno dei fondatori dell’OpenStreetMap Foundation, fondazione da anni attiva nella creazione e nella diffusione di un sistema open source di mappatura. Il rappresentante appare molto soddisfatto nell’annunciare la scelta di Apple di adottare il nuovo servizio OPM, anche se (per ora) limitato all’app iPhoto per iOS.

Apple avrebbe applicato una sua personale grafica modificata (molto “vintage”) alle sue mappe e starebbe utilizzando dati topografici vecchi di quasi due anni, non ancora aggiornati. Da questa pagina potrete accedere alle mappe di Apple e navigare liberamente in ogni continente. Le speranze del pioniere dell’open source sono naturalmente rivolte a sviluppi futuri nell’adozione delle mappe OpenStreetMap da parte di Apple.

Va detto però che il livello di precisione, di dettagli e di fedeltà delle nuove mappe di Apple non è minimamente paragonabile allo sviluppo che negli anni ha ricevuto Maps di Google (sopra un confronto). D’altra parte è vero che questo ipotetico passaggio da un servizio all’altro può tranquillamente impiegare mesi o anni, tutto il tempo necessario per l’ottimizzazione e l’adeguamento delle mappe offerte. Potrebbe quindi avvenire nel prossimo major update di iOS 6, o forse addirittura l’anno successivo. Dopo gli ultimi dati delle vendite di dispositivi iOS e del picco di diffusione di tali device, Apple avrà ritenuto non più sopportabile il “regalo” che l’azienda continuava ad offrire alle casse di Google: milioni e milioni di utenti quotidiani che utilizzano l’app Mappe da iPhone e iPad, visionando altrettanti link sponsorizzati e pubblicità.

All’Open Source di Android, Apple risponde a Google con la stessa arma. 

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