I nostri blog

Stallman si illude. Steve Jobs è immortale.

Di il 9 ottobre 2011

Sono passati alcuni giorni dalla pubblicazione dell’”irriverente” post in cui Richard Stallman, patriarca della Free Software Foundation, si dichiarava “felice” per la morte di Steve Jobs, ma durante questo tempo sembra che la notizia “scandalo” abbia ormai raggiunto una diffusione capillare in giro per la rete e non solo, accendendo un vivace dibattito tra pensieri e pareri diversi. È giunto quindi il doveroso momento, anche per noi, di dire la nostra e “bacchettare” Stallman, non per le sue crude parole rivolte a Steve Jobs e per le sue “tempistiche”, ma per la sua superficialità con cui ha accolto la notizia, o per colpe ancora peggiori.

Nel pomeriggio del 5 ottobre il popolo americano apprende la tragica notizia della morte di Steve Jobs: il co-fondatore della Apple dopo anni di malattia muore all’età di 56 anni. Familiari, parenti, amici, colleghi, collaboratori, conoscenti, fan, sostenitori, amanti Apple, appassionati della tecnologia, qualche politico, registi, produttori cinematografici, gente famosa, gente comune: tutti riuniti nel porgere il triste saluto ad una persona che con il suo carisma e la sua intraprendenza è riuscita a portare la tecnologia al mondo e il mondo alla tecnologia, rendendo semplici ed intuitive cose elaborate e inaccessibili ai più. Non sono io a dire questo, ovvero non sono solo io. Paul Otellini, presidente e CEO di Intel, lo definisce un “vero genio che è riuscito a toccare ogni persona nel pianeta”; il regista Spielberg lo mette al secondo posto degli inventori dopo Thomas Edison; per il creatore di Facebook, Steve è stato un vero e proprio mentore, per Sergey Brin, una “fonte di ispirazione” costante, “una guida per tutti gli individui e le aziende” secondo il presidente di LG. Di citazioni se ne potrebbero fare tante altre. Ma la citazione più importante non deve essere rivolta a queste poche famose “autorità”, ma ai migliaia di utenti e persone comuni che hanno dimostrato in questi giorni tutto l’affetto, ma soprattutto la gratitudine, nei confronti di questa persona.

In un panorama di commosse commemorazioni e lodevoli parole, arriva il “ghigno” di Richard Stallman, felice come una pasqua nel ricevere la notizia della fine dell’influenza del leader di Apple. Per coloro che non conoscessero questo personaggio, ricordiamo che Stallman è uno dei più attivi promotori della liberalizzazione dei software, padre del progetto GNU e fondatore della Free Software Foundation, un informatico e attivista che negli anni ha portato a casa decine di onorificenze e riconoscimenti dalla comunità informatica e non solo. Oggi, rappresenta inoltre la “voce fuori dal coro” che con i suoi commenti sulla morte di Steve Jobs ha fatto “scandalizzare” mezzo mondo. Prima di addentrarci nel discorso è importante apprendere le parole precise pronunciate da Stallman:

06 ottobre 2011 – Steve Jobs, il pioniere del computer come galera resa affascinante, designato a privare gli sciocchi dalla loro libertà, è morto. Come disse [..cit..] “Non sono felice che sia morto, ma sono felice che se ne sia andato”. Nessuno merita di morire, ne’ Jobs, ne’ Mr. Bill [Gates], nemmeno gente colpevole di reati ancora peggiori. Ma ci meritiamo tutti la fine della sua influenza malvagia sulla vita informatica della gente. Purtroppo, la sua influenza continuerà malgrado la sua assenza. Possiamo solo sperare che i suoi successori, nel portare avanti la sua eredità, si dimostrino meno influenti.

Povero illuso! Un uomo può morire, sì, ma quello che ha significato quell’uomo per il mondo vivrà per sempre.  Non sono io a dire questo, ovvero non sono solo io. Bill Gates è sicuro che “l’effetto del suo profondo impatto verrà percepito dalle molte generazioni avvenire”; l’influenza di Jobs “farà per sempre parte” – a detta di John Lasseter – “del DNA di Pixar”; sia per Meg Whitman, presidente di HP, che Pter Chou, CEO di HTC, l’”impatto nel mondo della tecnologia” di Steve Jobs è stato percepito in tutto il mondo e sarà ricordato ancora a lungo. Infine è scontato ricordare le parole di Tim Cook lasciate scritte sul sito Apple:

Steve leaves behind the company that only he could have built, and his spirit will forever be the foundation of Apple.

Steve lascia un’azienda che solo lui avrebbe potuto costruire, e il suo spirito resterà per sempre lo spirito di Apple.

Forse quelli di Apple non si sono dimostrati abbastanza chiari. Tim Cook non mi sembra una persona tanto transigente. Steve Jobs è Apple e lui continuerà a vivere in essa. Sono uno il figlio dell’altro, due entità inscindibili. Rende bene la metafora di John Lasseter, Steve Jobs è ormai nel DNA di Apple, e nessuna modifica genetica sarà in grado di negare questo ferreo legame, tanto meno le parole di “speranza” di Richard Stallman.

Vogliamo rendere chiaro che la nostra critica non è mossa contro i pareri rivolti da Stallman nei confronti di Jobs: ognuno è libero di giudicare chiunque. Qualcuno potrebbe ritenere “irrispettose” e “fuori luogo” le sue parole, qualcuno potrebbe quindi criticare la “tempistica” delle sue parole. Anzi, riteniamo invece che ne vada esaltata la sua sincerità: ha sempre odiato Steve dall’alba dei tempi e anche dopo la sua morte lo continuerà ad odiare. Un comportamento molto più corretto rispetto ai tanti “amanti dell’ultim’ora“, come i nostri politici che hanno improvvisato lacrime di cordoglio per la scomparsa di Steve, o le centinaia di persone che magicamente si sono riscoperte (per un giorno) appassionati di Apple e del suo grande condottiero. La nostra critica è esclusivamente rivolta alla sua “superficialità” con la quale Stallman ha evocato una lontana “speranza” che qualche cosa, dopo la sua morte, possa cambiare in positivo (per lui). Ebbene, nulla cambierà, l’”idea” che ci ha lasciato Steve è immortale.

Ma ora sorge il dubbio, che malvagio e biforcuto si insinua nella nostra mente: forse Richard Stallman sà già tutto questo, sà già che nulla cambierà dopo la morte di Steve, ne è addirittura certo. In questa ottica tutto va rielaborato: le offese lanciate a Steve Jobs durante il giorno della sua commemorazione suonerebbero più come un futile insulto gettato nella rete dei media per far parlare di sè, per ostentare la sua indipendenza, la sua diversità dal resto del mondo, quel mondo di “sciocchi” imprigionati da Jobs e privati della libertà, che durante questi giorni hanno mostrato a lui la loro gratitudine.

Storie:
Scopri i prezzi più convenienti
Al momento non sono disponibili offerte

Commentando dichiaro di aver letto il regolamento e di essere a conoscenza delle informazioni e norme che regolano le discussioni sul sito. Clicca per info.

Regolamento
^ Torna in cima